Storia vecchio asilo

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L’Asilo Infantile di San Giovanni di Casarsa, oggi Scuola Materna, svolge le sue attività di servizio per i bambini della comunità da 100 anni.

L’idea di istituire nel paese una scuola che potesse soddisfare le esigenze sociali dei bambini della Parrocchia in età prescolare, si fece infatti strada nel lontano mese di giugno del 1909, per volontà dell’allora Vescovo della Diocesi di Concordia Mons. Francesco Isola, che incoraggiò il Vicario Vescovile della Parrocchia di San Giovanni Mons. Giacomo Jop ad intraprendere un’ iniziativa che rispondesse alla necessità, sentita da più parti e sollecitata dalle temperie storiche e sociali che avanzavano con la modernità dei tempi, di considerare con occhio particolare la cura e l’educazione dei nostri bambini.
Erano anni in cui il paese che contava allora 3.300 abitanti, stava vivendo una vera e propria trasformazione economica e sociale, dovuta alla intraprendenza e alla tenace laboriosità dei suoi abitanti. Nell’ ultimo ventennio dell’ottocento San Giovanni divenne una fucina di attività sia sul piano economico sia su quello edilizio, che rivoluzionarono l’aspetto del paese.
Limitandoci a ricordare le più importanti, sul piano delle opere pubbliche, va menzionata la costruzione delle Scuole Elementari (1890) e la realizzazione di Viale San Giovanni che favoriva una più spedita viabilità con il capoluogo mandamentale di San Vito al Tagliamento e offriva un facile collegamento con l’ospedale e le fiere agricole e zootecniche che ivi si tenevano.
Sul piano delle opere religiose ricordiamo la costruzione della nuova Casa Canonica (1869), dell’imponente campanile (1878/1882) e la realizzazione della nuova Chiesa Parrocchiale (1896/1908) che costituisce un maestoso e prezioso monumento all’arte e alla religione.

Sul piano delle iniziative economiche nel 1884 nacque una Banca, la Cassa Rurale Cooperativa fondata da 25 soci, tutti agricoltori, con l’aggiunta del maestro comunale, che aveva lo scopo di promuovere prestiti agevolati agli agricoltori per consentire l’acquisto di macchine e attrezzature che potessero alleviare le fatiche della dura vita dei campi, favorendone la modernizzazione e il miglioramento delle colture. Nel 1892 lo spirito cooperativistico dei sangiovannesi si concretizzò con la fondazione del Forno Rurale Cooperativo a cui seguì, poco dopo, la nascita della Latteria Sociale, che permettevano ai nostri contadini di convertire in prezioso denaro sonante, attraverso la vendita del pane, del formaggio e dei latticini , il frutto delle loro colture e dell’allevamento dei loro bovini.

Furono tempi questi di grandi mutamenti, di importanti trasformazioni, dovuti alla vitalità della nostra gente, consapevole che solo attraverso la modernizzazione si potevano lasciare alle spalle i periodi avvilenti ed umilianti della sottomissione alla dominazione austriaca durata fino al 1866 e si poteva con la volontà e la laboriosità diventare artefici del proprio destino.
E’su queste premesse che trova linfa la nascita di una scuola per i più piccini, “L’asilo infantile”, realizzato a proprie spese da Monsignor Giacomo Jop.

Ma procediamo con ordine.
Finita la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, che fu consacrata con rito solenne nel 1908, era tempo di pensare “al bene spirituale della popolazione col procurare alla medesima” una struttura che accogliesse i suoi bambini, provvedendo alla loro cura ed alla loro educazione civile e religiosa.
Prima di addentrarci sulla storia dell’Asilo penso sia opportuno delineare brevemente la figura di questo sacerdote che ebbe una notevole importanza nella storia del nostro paese.

Nato a Prodolone nel 1863, Don Jop fu ordinato sacerdote ad Aviano nel 1887. Dopo aver svolto funzioni di cappellano a Pasiano e Lorenzago e di economo spirituale a San Stino di Livenza, fu parroco di Claut fino al 1906 e in seguito Vicario Vescovile di San Giovanni dal 1907 al 1922.
Nel 1919 fu elevato alla carica di Canonico Onorario della Cattedrale di Concordia e Protonotario Apostolico. Legato da affettuoso amicizia con il Vescovo Mons. Francesco Isola, resse la nostra parrocchia dedicandosi con amore ed abnegazione alla cura delle anime.
Oltre all’Asilo infantile contributì all’erezione di alcune opere come la Sala San Luigi (ora ex Cinema) per le attività delle associazioni cattoliche. Ebbe anche doti letterarie. Tra le sue opere meritano di essere ricordate: “Cenni storico-artistici sull’antica Pieve di San Giovanni” (1908); “ Sotto i colpi del flagello dell’invasione nemica” (1926) in cui ricorda le sofferenze patite dal paese durante l’invasione austriaca del 1917 dopo la rotta di Caporetto; “Battaglia di pace” dedicata alla battaglia del grano di mussoliniana memoria; “Il trasloco della residenza del vescovo e del seminario da Portogruaro a Pordenone” (1928); “ Asilo Infantile di San Giovanni presso Casarsa” (1929) da cui ho tratto utili notizie per la stesura del presente scritto.
Ritornando alla nostra storia Mons. Jop nel suo opuscolo ricorda che dopo il colloquio avvenuto nel 1909 con il vescovo, gli si presentò l’occasione favorevole per acquistare a sue spese un gruppo di case situate in piazze di fronte alla chiesa.
I lavori di costruzione del nuovo asilo iniziarono subito dopo, tantoché la struttura poté essere inaugurata con solenne rito di benedizione da parte del Vescovo Mons. Isola 11 settembre 1911.
A ricordo dell’opera nella parte interna del fabbricato il parroco fece murare la seguente iscrizione:

ALLA MEMORIA DEI SUOI BENEAMATI GENITORI DOMENICO ED ANNA I QUALI CON LA PAROLA E CON L’ESEMPIO GLI INSTILLARONO L’AMORE ALL’INFANZIA IL FIGLIO SAC. GIACOMO JOP CANONICO ONORARIO QUESTO ASILO INFANTILE DEDICA – CONSACRA

 

Così il sacerdote descrive il nuovo edificio.” Circondato da una macchia di sempreverdi lauri, oleandri, ligustri, magnolie, sorride il bel Asilo Infantile nel cuore del paese di San Giovanni. Di fronte due zampilli di acqua perenne purissima si stende la Sala Pio X, perché il Santo Pontefice mi aveva inviato una grande medaglia di argento. Nel mezzo degli edifici si innalza, nello stile Romanico, il corpo principale della fabbrica, con due aule scolastiche al piano terra ed altra sala al primo piano, sala che porta il nome della compianta Regina Margherita”.

Nel nuovo edificio che era costituito da un corpo destinato ad aule per l’accoglienza dei bambini e da una piccola costruzione adibita ad abitazione, trovarono dimora le suore del Cottolengo di Torino alle quali era affidata anche la cura e l’educazione dei bambini.
La spesa complessiva per la realizzazione dell’opera costò la cifra totale di L. 97.000, che il parroco sostenne totalmente con i suoi averi derivati dalla vendita delle proprietà dei suoi genitori a Prodolone.
Nelle sue memorie il Sacerdote tiene molto a sottolineare che l’asilo era stato costruito solo a sue spese e che quindi era di sua esclusiva proprietà. E’ importante sottolineare questo fatto perché qualche tempo dopo sorse una polemica con la popolazione, che accusava il parroco di avere usato somme della chiesa per comperare questi edifici.Per que sti motivi il sacerdote subì anche un processo da cui usci assolto, ma rimase profondamente amareggiato per le calunnie acrimoniose avanzate da qualche sconsiderato.

Sentiamo le sue parole:” Vi furono tre o quattro testimoni che tentarono di oscurare la verità, di portare la confusione là ove regnava l’ordine … ma il Tribunale Civile le smascherò le confuse; furono chiamati falsari e spergiuri e con sentenza del novembre 1923 riconobbe la legittimità della mia proprietà”.

Non è il caso di prendere in considerazione tali diatribe che non tolgono nulla al merito riconosciuto. Vale in ogni caso che il nostro vicario è stato il promotore e l’artefice di un’opera benemerita e valida sotto ogni punto di vista. Per la verità il parroco, durante la fase di costruzione, si era avvalso della manovalanza di qualche parrocchiano, ma a riconoscimento dell’aiuto ricevuto, per sdebitarsi con la popolazione, ridusse il costo delle rette mensili.

Sentiamo le sue parole: ”

Negli altri asili i bambini vengono accolti a due a tre lire mensili; io li riceverò ad una sola lira

Stanco ed umiliato il giorno due agosto 1923 si ritirò a vita privata e non avendo altra casa da abitare,”Con uno schianto al cuore” fu costretto a licenziare le benemerite Suore del Cottolengo, per collocarsi con la famiglia negli appartamenti ad esse destinati.

Nel 1919 infatti aveva disposto con testamento olografo di lasciare l’edificio alle Suore del Cottolengo “ Ad uso di un Asilo Infantile in favore della Parrocchia di San Giovanni”, con la clausola che venisse intitolato a suo nome,”L’ asilo si chiamerà Asilo Infantile Giacomo Jop e dispongo che vengano accolti gratuitamente dieci bambini poveri e che gli altri paghino una quota minima che basti al mantenimento delle suore”.

In seguito l’edificio rimase chiuso per qualche anno e nel 1929, sotto la Vicarìa di Mons. Giuseppe Picco, l’attività della scuola venne riaperta, utilizzando una parte del cortile, il salone, due aule al piano terreno e la grande aula del magnifico “ Torrione” fatto erigere nel 1919.

La direzione dell’Asilo venne affidata alle Suore Casarsesi di Padre Scrosoppi o “Della Divina Provvidenza” che ogni giorno si trasferivano da Casarsa a San Giovanni per accudire ai bambini.
Il 10 novembre 1930 Mons. Jop stilò un atto di donazione della sua proprietà al Comune di Casarsa con la clausola che l’edifico fosse adibito ad uso della frazione di San Giovanni.
Oltre alla cura dei bambini l’atto di donazione prevedeva anche che “ I detti beni siano destinati a Scuola di Lavoro Femminile e , possibilmente, per la Casa di Ricovero a beneficio di vecchi indigenti ed inabili al lavoro appartenenti alla frazione di San Giovanni” e che fosse sempre conservato il carattere religioso di tale istituzione.

Nel 1931 il Podestà di Casarsa Arturo Brinis, su iniziativa del Consiglio di Amministrazione dell’asilo presentò richiesta alla Corte Reale di intitolare l’asilo alla Principessa Maria Josè di Savoia e, dopo il gradito accoglimento della domanda da parte della casa regnante, l’asilo assunse la denominazione della Principessa.

Nello stesso anno l’asilo fu eretto in Ente Morale, sotto amministrazione autonoma e dotato di regolare statuto composto di 33 articoli e inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno D’Italia. L’Ente da allora assunse una ben delineata personalità giuridica che funzionava legalmente sotto la direzione di un suo Consiglio di Presidenza ed Amministrazione.

Dal 1932 la Direzione dell’asilo, l’accoglienza dei bambini, l’insegnamento e la custodia degli stessi venne affidata alle suore di Cristo Re di Venezia, guidate da una Superiora Generale alla quale spettava l’incombenza gestionale ed organizzativa della scuola, dotata anche del servizio di refezione. Da questo momento l’asilo prese a funzionare a pieno ritmo, con frequenze numerose e regolari, con varie attività educative, associative e parrocchiali, con i consueti saggi di fine anno e con rappresentazioni e recite che intrattenevano festanti le autorità religiose, i genitori e i parrocchiani. Non mancarono inoltre le attività di Scuola di Lavoro Femminile quali ricamo, taglio e cucito e lavori a maglia.

Per tutti gli anni Trenta e gli inizi degli anni Quaranta, prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale l’asilo accoglieva regolarmente un centinaio di bambini, fino a toccare punte massime di 160/170 frequenze giornaliere, con orario che si prolungava dalle ore 8.00 del mattino fino alle 18.00 della sera.

Le attività non si interruppero neppure durante la guerra anche se le frequenze si diradarono e i genitori mandavano i loro bambini nei giorni di calma, quando non c’era pericolo di incursioni aeree e bombardamenti.

Il 10 gennaio 1945 una trentina di soldati tedeschi con i loro ufficiali si installarono nell’edificio, rendendo impraticabili le attività scolastiche ma fortunatamente, senza arrecare gravi molestie alle Suore.

Nella primavera 1945, pochi giorni prima della conclusione della guerra, l’asilo divenne sede dei partigiani della IV Divisone Osoppo – Friuli XIV ed ospitò la Brigata “Franco Martelli” che operava nel nostro territorio.

Terminata la guerra l’asilo riprese a poco a poco le sue attività, che continuarono regolarmente ed interrottamente fino alla primavera del 1959 quando l’Ente si trasferì nella nuova sede di Via Versutta (*).

 

(*) Tratto da: Asilo infantile “Monsignor Giacomo Jop” di San Giovanni di Sergio Clarotto